Pure Beethoven si girava di spalle. Ma lui era sordo, non grigio
9 AGO 20

Al direttore - “Tentò di corrompere un giudice”. Ah, manco grave, temevo avesse tentato di andare a trombare in motorino.
Maurizio Crippa
Maurizio Crippa
Al direttore - “La torvaggine contemporanea non ha limite, e la nostra capacità di risposta è inesistente” ha concluso lunedì sul Foglio rosa. Vero, sacrosanto. Al punto da non aver potuto – noi altri – risparmiare un pizzico di tempo per concentrarsi sul passaggio più comico della nota del presidente dei giornalisti lombardi (“… l’etica e il prestigio del…”. Non so a lei ma a me fa ridere) sul peccato capitale commesso dal Corsera nella storia della pubblicità pro Dell’Utri. Ma non al punto da non capire la delicatezza del momento scoprendoci noi tutti, o quasi, “difensori” persino di De Bortoli. Chissà perché ma a me viene in mente Buñuel. Amichevolmente
Peppe Rinaldi
Peppe Rinaldi
Al direttore - La proposta di Amicone è intelligente e provocatoria, ma sa di compromesso al ribasso. Oltretutto, della libertà di educazione rischiamo di farci ben poco se, di questo passo, saranno sempre meno i figli da educare. Oggi più che mai invece c’è bisogno di combattere la “buona battaglia”, di ragione e civiltà prima ancora che di fede, avendo ben presente il motto di De Maistre (non a caso fatto proprio da Augusto Del Noce, uno che di battaglie culturali ne sapeva qualcosa): “Una controrivoluzione non è una rivoluzione di segno contrario, ma il contrario di una rivoluzione”.
Luca Del Pozzo
Luca Del Pozzo
Al direttore - Nonostante Mare Nostrum è la Bossi-Fini che continua a mietere vittime. Ma il Parlamento non la ha abolita?
Luigi De Santis
Luigi De Santis
Al direttore - Anche a Beethoven, si racconta, capitò di dare le spalle al pubblico, mentre applaudivano la sua musica. Ma lui era solo sordo. Questi sono anche grigi.
Manuele Terolli
Manuele Terolli
Al direttore - La nuova flessibilità sembra diventare l’araba fenice. Wolfgang Schäuble nega che Renzi abbia sostenuto la necessità di una maggiore flessibilità. Padoan ritiene che la flessibilità c’è già. Delrio, parlando in un’intervista della flessibilità, introduce il tema , non certo ascrivibile a quest’ultima caratteristica, della mutualizzazione del debito a livello europeo, che però giustamente Padoan afferma, in maniera secca, non essere all’ordine del giorno. Lo Prete, sul Foglio del 1° luglio, correttamente scrive che riproporre la collettivizzazione dei debiti può indurre a ritenere che quello italiano preoccupi molto il governo. Intanto, riemergono altre ipotesi di ristrutturazione e consolidamento del debito: ne sento parlare dalla metà degli anni Ottanta. Per fortuna, mai sono state realizzate. Oggi i danni che produrrebbe il consolidamento sarebbero di gran lunga superiori ai benefici. Comunque sulla ridda di proposte e di idee vaganti nell’esecutivo, alle quali da ultimo si aggiungerebbe una revisione soft dei Trattati (un ossimoro) per un’Europa a due velocità, bisognerebbe mettere ordine in nome della trasparenza nonché dell’accountability e, prima ancora, della serietà. Grande è la confusione sotto il cielo; ma ciò non è affatto un bene. Con i più cordiali saluti.
Angelo De Mattia
Angelo De Mattia
Al direttore - Per carità, noi siamo garantisti, prudenti e a volte diffidenti, di fronte a manette, accuse e arresti prima di processi e sentenze. Però, per quello che sta capitando a Nicolas Sarkozy, posso condividere con lei un sorrisino ironico? Cordiali saluti.
Rodolfo Maida
Rodolfo Maida
Quello che del soggetto dovevo dire, dopo tante inutili e generose illusioni, l’ho detto, e pure in piazza. Ride bene chi ride ultimo, ma per la circostanza è espressione troppo facile e una punta volgare.
Al direttore - Dopo la penosa avventura brasiliana, il triste balletto sulla nomina del nuovo capo della Federcalcio, e ancor più del nuovo commissario tecnico, che ancora non sono stati scelti, spuntano solo nomi a caso e di amici degli amici, sono il vero ritratto dell’Italia. L’indecionismo, meritocrazia pari a zero – il tandem Tardelli-Cabrini? Roba da oggi le comiche – coraggio di “rottamare” inesistente. Adesso che va di moda la retorica renziana, “faccio tutto io, faccio subito”, ma il teatrino dei poteri morti dello sport nazionale ben rappresenta l’Italia che non vuole cambiare e non sì farà cambiare, temo, nemmeno da Renzi.
Filippo Stremma
Filippo Stremma